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Italia - Nuova Zelanda 1-1
Pubblica notiziaItalia - Nuova Zelanda 1-1 NOTIZIA
TornareNELSPRUIT (Sudafrica) - Altro che goleada, questa è una disfatta. Pareggiare 1-1 contro la Nuova Zelanda è quasi come perdere, anche perché adesso la classifica si complica terribilmente ed è a rischio la stessa qualificazione. L'Italia ha solo un po' di carattere, ma zero idee e anche meno attacco. Non sono servite a niente le tre punte tutte insieme per quasi tutto il secondo tempo, giocato e vissuto per disperazione. E la difesa fa piangere, peccato che Cannavaro non sia andato a Dubai l'anno scorso invece del prossimo. Una delle più brutte nazionali azzurre da molti, molti anni a questa parte, degna di un mondiale assai modesto. Anche se noi, in teoria, saremmo (fummo) i campioni del mondo. Da vergognarsi.
Dopo il fallimento tattico di Cape Town, Lippi rinuncia al trequartista (non ce l'ha, e non è il caso di inventarlo adesso) e disegna invece una nazionale più facile da leggere, e forse anche da interpretare: un bel 4-4-2 nel segno della tradizione e delle abitudini di molti giocatori. Così Marchisio torna a fare la mezz'ala sinistra (ma più spesso diventa un'ala vera e propria, là all'esterno) e la cerniera centrale composta da Montolivo e De Rossi fa da frangiflutti e spinta (oddio...). Le idee sono del viola, il "vice Pirlo", e il carisma oltre che la spinta sono più del giallorosso, ormai in leader di una nazionale che non ne è ricchissima. In gol contro il Paraguay, stavolta De Rossi conquista il prezioso rigore.
Siccome noi italiani dobbiamo sempre complicarci la vita per provare a decifrarla, e magari venirne a capo, la partenza è da film dell'orrore, oppure da giallo in cui si conosce subito il nome del colpevole: Cannavaro. E' lui a svirgolare goffamente con la coscia il pallone che il neozelandese Smeltz manderà alle spalle del quasi debuttante Marchetti, quello che gioca col peso di Buffon sulle spalle. E' chiaro che con una partenza del genere, l'Italia poteva solo soffrire, e l'incubo si trascina per oltre venti minuti, finché il palo di Montolivo convince gli azzurri che il pomeriggio può ancora essere cambiato. Ed è questo il momento della relativa scossa, perché di lì a poco De Rossi conquisterà il rigore (ingenua spinta di Smith, ammonito) e Iaquinta lo trasformerà in oro: l'attaccante con le scarpette gialle da papero, colui che pareva proprio dover lasciare il posto a Di Natale, o magari a Pazzini, quella maglia da titolare se la tiene stretta e quel pallone lo mette freddamente in rete. Si sa che gli azzurri hanno imparato a tirare benissimo i rigori, si sa dalla notte di Berlino.
Ma è ancora troppo poco, quasi niente. Dovevamo sommergere di gol i "kiwi" (noi, mele bacate) per la differenza reti, invece l'Italia s'impantana. Così Lippi nel secondo tempo ne cambia tre: due subito (via Giraldino - il peggiore là davanti - e Pepe, dentro Di Natale e Camoranesi) e poi anche la terza punta Pazzini al posto di Marchisio. Ormai si gioca solo di nervi e cuore, un po' aritmico a dire il vero. E si rischia pure l'arresto cardiaco quando Wood sfugge allo sciagurato Cannavaro e ci grazia. Ma è come se quel gol l'avessimo preso.
Marcello Lippi
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